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Laboratorio di ricerca interiore

“Per conoscere se stessi, per apprendere il funzionamento del proprio pensiero, bisogna essere straordinariamente vigili e iniziare così a sviluppare una sensibilità sempre maggiore al complesso intrico dei propri pensieri, reazioni e sentimenti, una maggiore consapevolezza non solo di se stessi, ma anche degli altri, di coloro con cui si è in rapporto. Conoscere se stessi vuol dire studiare se stessi nell’azione che è rapporto. (…)
Quanto più conoscete voi stessi, tanto più c’è chiarezza in voi. La conoscenza di sé non ha mai termine. Man mano che lo studio di sé procede e va sempre più in profondità, si trova la pace. (…)  

Jiddu Krishnamurti

 

 

Il Laboratorio di ricerca interiore è l’asse portante dell’Accademia di Naturopatia ConSè e rappresenta anche il fulcro dell’attività messa in essere dall’Associazione, riflettendone i valori e i principi fondanti.
È un percorso di crescita personale, importante per chiunque, considerato fondamentale per la formazione di un terapeuta il cui compito è l’attenzione alla Vita e alla sua migliore espressione. Per questo, all’interno del programma di studio, è previsto necessariamente uno spazio dedicato al Laboratorio di ricerca interiore, in modo da permettere a ogni allievo di seguire il sentiero dell’introspezione, al fine di “svelare” la propria Anima e dar voce al proprio Cuore. Il Laboratorio di ricerca interiore, inoltre, viene rivolto anche agli esterni, con serate a tema organizzate da Associazione ConSè nei Comuni della provincia e ove sia espresso il bisogno di intraprendere un cammino di consapevolezza.

 

Spirale colorata

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cos’è il Laboratorio di ricerca interiore? Quali obiettivi e finalità?

Non vi è essere umano che non aspiri a qualcosa che vada al di là della semplice soddisfazione personale. Esiste in ciascuno di noi la sensazione che deve essere possibile raggiungere un più espanso e soddisfacente stato di coscienza ed una più profonda capacità di esperire la vita. Quelli che si sentono spinti a realizzare quest’aspirazione scelgono un sentiero, che ha come destinazione l’espressione della realtà interiore che esiste al centro del loro essere. Durante la lunga storia dell’umanità sono esistiti molti percorsi spirituali, che si ripromettevano di raggiungere la stessa meta. Ciò che contraddistingue questo percorso è che esso si rivolge direttamente al nostro tempo ed al nostro tipo di società.
Il Laboratorio di ricerca interiore è un nuovo modo di viverci. È un processo. È un nuovo modo di percepire se stessi. Una comunità. Una filosofia. Una psicologia. Un’esperienza educativa. Una visione dell’uomo, di questo pianeta e del cosmo. È una profonda avventura personale, che trascende tutti questi aspetti.
Il metodo di lavoro è quello di rendere coscienti, energizzare e dissolvere le barriere che abbiamo creato contro il fluire spontaneo della corrente vitale.
L’obiettivo è di liberare la nostra coscienza e la nostra energia, in modo da poter diventare i creatori positivi delle nostre vite e poterci sentire una cosa sola con la vita tutta. Sul Sentiero attribuiamo una grande importanza alla nostra esperienza individuale e collettiva di questo mondo.
Riconosciamo che le nostre vite esteriori sono l’espressione del nostro mondo interiore e rivolgiamo i nostri sforzi ad arricchire entrambi. La creatività liberata da questo lavoro nutre tutti gli aspetti della nostra vita: la nostra ricerca interiore , il nostro senso di unità con l’universo, il nostro lavoro, i nostri rapporti, il nostro piacere e, ciò che più importa, la nostra capacità di amare.

Responsabilità

Ciascuno di noi è espressione di tutto ciò che esiste. Siamo tutti responsabili per ciò che siamo, quello che abbiamo e ciò che diventeremo. In quanto unità di coscienza e di energia, possediamo tutti il potere di creare la nostra realtà personale ed universale. Alla base di ogni nostra creazione vi sono i nostri pensieri, le nostre attitudini e le nostre intenzioni, non importa se consci o inconsci. Non siamo vittime impotenti del fato. La nostra libertà e la nostra speranza risiedono nell’assumerci la responsabilità di ciò che creiamo. Ed ecco l’importanza del conoscere se stessi. Comprendere, ad esempio, l’importanza dell’attaccamento al passato che impedisce lo svelarsi di ciò che è; mentre il tentativo è quello di vivere in ciò che si vuole che sia. La nostra vita esteriore è una chiara mappa del nostro paesaggio interiore.

Le aree della nostra vita in cui non ci sentiamo realizzati corrispondono alle nostre distorsioni interiori della realtà. Se vi è armonia dentro di noi, vi sono necessariamente amore, abbondanza e soddisfazione fuori di noi. Questi sono nostri diritti di nascita, ai quali dobbiamo responsabilmente dare una risposta. Il nostro scopo nella vita è di riunirci con la più vasta coscienza — il Sé superiore — che si trova dentro ognuno di noi, realizzando, in tal modo, in pieno le nostre potenzialità. Cerchiamo di scoprire questa coscienza, rendendoci conto che essa è una realtà fluida e vivente. Ciascuno la esprime in modo unico, ma tutti la percepiamo come un nucleo divino, la cui essenza sono l’amore, la saggezza, il piacere ed un’infinita creatività. La piena esperienza del sé superiore viene ostacolata dagli aspetti distruttivi della personalità — i concetti distorti, le emozioni negative e le energie bloccate, la cui somma totale costituisce ciò che chiamiamo sé inferiore. Ogni individuo ha delle proprie convinzioni, delle regole alle quali non ama trasgredire. E spesso sono queste convinzioni, questi pregiudizi, queste regole ereditate di padre in figlio, a procurarci sofferenza. Rimanere attaccati a norme, a regole, che non sono “sentite” in profondità nel nostro Sé, procura conflitto cioè sofferenza. Il sé inferiore può essere riconosciuto a livello mentale nei malintesi che abbiamo a proposito della realtà; a livello emotivo, nei nostri sentimenti di rabbia, odio, auto-compatimento, biasimo, sensi di colpa, disperazione e paura; e a livello fisico, nei blocchi muscolari che impediscono all’energia vitale di pulsare liberamente nel corpo. Se queste negatività vengono identificate ed affrontate utilizzando l’attenzione, la buona volontà, la sincerità di comprendere se stessi, allora possono essere ritrasformate in verità, in sentimenti di gioia e di amore ed in vitalità fisica.

Possiamo riconoscere il sé inferiore solo dopo aver scoperto ciò che lo camuffa e lo nasconde: la maschera.

La risorsa più potente del salutare processo di purificazione è l’intenzione di conoscere se stessi nel modo più completo e veritiero possibile — esponendo le proprie finzioni, la propria chiusura e la propria vergogna; riconoscendo ed affrontando il proprio rifiuto di assumersi la responsabilità della propria vita; esplorando ed accettando tutte le proprie emozioni; rendendosi conto che al di là degli aspetti dolorosi delle proprie vite risiede la propria divinità. La chiave dei cambiamenti culturali, ecologici, politici e planetari a cui aspiriamo risiede nella nostra crescita individuale. Nella misura in cui ciascuno di noi espande la sua visione della realtà e se ne assume la responsabilità, viene creata collettivamente una nuova coscienza e, con questa, una nuova esperienza umana.

Vetro colorato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esplorare le profondità

Percorrere il Sentiero significa impegnarsi ad esplorare le profondità del proprio essere, confrontando se stessi in un continuo processo di auto-ricerca, svelando (togliendo i veli) la propria anima. Un aspetto fondamentale del lavoro personale è rappresentato dalla trasformazione delle energie del sé meno elevato, e dalla loro integrazione nel sé superiore. I malintesi ed i blocchi vengono esplorati, utilizzando dinamiche che coinvolgono l’intelletto, l’intuizione ed il corpo. La meditazione (dinamica, non auto ipnotica, cioè nel movimento consapevole) viene utilizzata per entrare in contatto con il proprio nucleo interiore e, attraverso di esso, con le amorevoli, creative e sagge energie dell’universo.
Il tipo di meditazione che pratichiamo durante il Laboratorio di ricerca interiore è pragmatico ed ha lo scopo di farci andare al di là dei confini del nostro io.
In uno stato di vuoto creativo, ci vengono rivelati sia i nostri lati oscuri, che la nostra verità, e veniamo guidati in ogni aspetto delle nostre vite.
Le tecniche utilizzate sono state elaborate dopo anni di esperienze “sul campo” da terapeuti altamente qualificati, psicologi, psicoterapeuti, medici, Maestri spirituali (Osho, Krishnamurti…).

Espandere la coscienza

Ogni essere umano avverte vagamente dentro di sé una profonda aspirazione interiore, che va al di là del semplice desiderio di soddisfare i suoi bisogni fisici ed emotivi, anche se li include. Quest’aspirazione deriva dalla sensazione che dovrebbe essere possibile espandere la propria coscienza fino al punto di poter percepire il vero significato della vita. Nel tradurre questo desiderio in termini coscienti, possiamo trovarci coinvolti in qualche confusione o contraddizione. La confusione e le apparenti contraddizioni provengono dal fatto che la coscienza dell’uomo attualmente si trova in uno stato dualistico. Questo dualismo è sempre presente, in quanto l’uomo percepisce la realtà in termini di questo o quello; di buono o cattivo; di giusto o sbagliato; di bianco o nero. Questo modo di percepire la vita è, nel migliore dei casi, vero solo a metà. La realtà viene percepita in modo frammentario, e ciò non permette di scoprire la realtà. Questa comprende sempre di più di quanto la maniera dualistica di vedere la realtà possa afferrare.
Ma ciò che ci rende infelici è la nostra pretesa che la vita debba essere perfetta e che debba offrirsi a noi nella sua perfezione. Se ricerchiamo con sufficiente attenzione dentro di noi, inevitabilmente scopriremo una parte che rifiuta il dolore e la frustrazione; una parte arrabbiata e piena di risentimento per il fatto che non c’è un’autorità amorevole che ci eviti queste esperienze indesiderabili. È dunque vero che il nostro desiderio per questa utopistica specie di felicità non è realistico e dovrebbe essere abbandonato. Noi cerchiamo un rimedio che possa darci la felicità e la pienezza interiori: lo cerchiamo perché siamo stanchi della vita, tediati e amareggiati, scontenti per qualche motivo. Questo tanto invocato e ricercato rimedio si chiama Realtà, ma proprio perché è realtà non può essere comunicata. L’uomo è solo di fronte alla verità. Nessuno può capire, comprendere per lui. Stanco della vita, annoiato e deluso, dolente per qualche motivo, l’uomo che cerca la felicità e la pienezza interiori si pone l’interrogativo: “che cosa posso fare?”. “Niente” è la risposta: “Conosci te stesso”. Il desiderio quindi deve essere abbandonato?

Fiore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il desiderio realistico

Il nostro desiderio è realistico quando partiamo dalla premessa che la chiave della nostra soddisfazione deve risiedere in noi stessi; quando siamo disposti a metterci alla ricerca delle attitudini che ci impediscono di vivere la vita in maniera soddisfacente e significativa; quando interpretiamo le nostre aspirazioni più profonde come un messaggio proveniente dal nucleo del nostro essere interiore, che ci indica di seguire il sentiero del nostro sviluppo personale e spirituale. La confusione si instaura quando questo profondo, vago, desiderio viene inconsciamente tradotto nei termini della nostra negativa, avida, egoistica personalità, che pretende di ricevere senza nulla dare in cambio. Esso viene allora diretto nei canali di irrealizzabili e magiche fantasie, nelle quali supponiamo che la soddisfazione vi sia dovuta, e non che debba essere conquistata attraverso il coraggio e l’onestà di vedervi come veramente siamo. Se una situazione della nostra vita è dolorosa e noi ci difendiamo arrabbiandoci, lamentandoci ed incolpando gli altri, perché ci rifiutiamo di sentire il dolore in maniera pulita, ciò significa che non vogliamo vedere la realtà del nostro stato presente. Ma se ci lasciamo andare e permettiamo a noi stessi di sentire il dolore, senza mettere in atto i nostri soliti giochi (come “Ne sarò distrutto, non riuscirò più a venirne fuori”), ed altre manipolazioni mentali di questo tipo, che hanno l’unico scopo di provare a noi stessi che non dovremmo sopportare alcun dolore, la risultante esperienza libererà potenti energie creative, che potremo utilizzare nella nostra vita e che ci permetteranno di aprire il canale della vera spiritualità.

Non rinunciamo alle nostre aspirazioni più profonde. Prendiamole seriamente, coltiviamole ed impariamo a cogliere il loro vero significato. Questo riguarda sempre la necessità di percorrere il sentiero interiore che porta al nostro nucleo, attraversando le parti di noi stessi che vorremmo evitare, ma che sono la vera ed unica causa della nostra mancanza di gioia e di soddisfazione.

Psicoterapia o percorso spirituale?

Il Laboratorio di ricerca interiore non è psicoterapia, sebbene alcuni suoi aspetti debbano necessariamente avere un carattere che si può considerare terapeutico. Ma va detto che nel lavoro fatto nel laboratorio di ricerca interiore l’approccio psicologico rappresenta solo un mezzo, non un fine. Venire a contatto con i conflitti, i preconcetti interiori, i malintesi, le attitudini distruttive, le difese alienanti, le emozioni negative, i sentimenti repressi, è essenziale. Anche la psicoterapia cerca di realizzare tutti questi obiettivi; tuttavia, mentre questo è il suo scopo finale, il lavoro da noi proposto entra nella sua fase più importante solo dopo che questo stadio è stato superato. Questa seconda fase consiste nell’apprendere come attivare la più vasta coscienza che risiede in ogni essere umano. Le chiusure possono essere superate solo quando anche la fase principale del percorso viene affrontata. Potremmo dire che i problemi della personalità non possono veramente essere risolti, se non viene sviluppato ed “usato” il contatto con il proprio centro spirituale. Comunque, quanto prima l’allievo può esplorare, attivare ed usare l’inesauribile fonte di forza e d’ispirazione che ha dentro di sé, tanto più facilmente e velocemente può affrontare le ostruzioni ed i conflitti. È quindi chiaro che questo percorso non è psicoterapia, anche se può avere alcuni metodi in comune con essa.

D’altra parte, questo percorso non è una disciplina diretta solo a sviluppare la coscienza spirituale. Esistono molti metodi e molte pratiche che hanno per scopo la realizzazione spirituale. Molti di questi, pur possedendo una loro validità e pur raggiungendo l’obiettivo che si prefiggono, non prestano la dovuta attenzione alla distruttività ed alla negatività che affliggono la personalità. Sedersi immobili e recitare un mantra per noi non è l’unico metodo meditativo, senza porre giudizio per tutti coloro che praticano tale metodologia, ma riteniamo che l’uomo sia composto di molteplici realtà le quali devono essere comprese, vissute, rispettate. L’uomo è corpo – mente – cuore – corpi sottili e spirito. Noi dobbiamo riconoscere ogni nostro aspetto senza tralasciarne alcuna parte, pena: non riconoscimento del valore olistico della creatura divina chiamata uomo, quell’uomo vestito con la “tunica di pelle”. Per noi, è importante renderci consapevoli del perché si agisce e come si agisce, si pensa, si parla, addirittura si sogna. Dal momento che l’uomo non vuole vedere, non vuole affrontare e non vuole accettare alcune parti di se stesso, spesso cerca rifugio in sentieri che gli promettono di fargli evitare queste aree problematiche. Se pensate che un sentiero spirituale debba essere fondamentalmente meditativo e contemplativo, allora questo non fa per voi. La tentazione di usare delle pratiche spirituali per raggiungere la felicità e la soddisfazione, e per evitare la negatività, la confusione ed il dolore è grande. Ma questa attitudine sconfigge lo scopo stesso che vuole raggiungere; proviene dall’illusione e ad essa conduce. L’illusione è che ciò che esiste dentro di noi possa in qualche modo essere evitato. Ancora una volta l’io sta ponendo resistenze!!! Ed illusorio è anche il ritenere che ciò che è in noi debba essere temuto, e quindi negato. Per quanto distruttivo possa essere, può sempre essere trasformato. Solo quando lo evitate, diventa veramente dannoso, per voi e per gli altri. Dobbiamo comprendere che alla base di ogni sofferenza c’è l’io con il suo desiderio di espandersi. La ricerca di sicurezza conduce all’affanno, alla delusione, al dolore. Nel dolore la ricerca di conforto ci porta a mentire sulla nostra reale immagine, questo conduce alla schiavitù, al reciproco sfruttamento. Tutto quanto non ci fa comprendere, ci illude. Ogni volta che accettiamo e non comprendiamo ci illudiamo.

Ricapitolando, questo percorso non è né una psicoterapia, né una disciplina spirituale, nel senso usuale della parola, ma, allo stesso tempo, è entrambe le cose.

Luce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come trovare il nostro vero sè

Iniziando a percorrere questo cammino, intraprendiamo un viaggio che ci porterà verso un nuovo territorio: il nostro universo interiore. Indipendentemente dal fatto che siamo o meno già stati in terapia, e dal fatto che abbiamo o meno ancora dei problemi personali, la prima fase di questo percorso riguarderà, per un periodo abbastanza lungo, l’affrontare gli aspetti distruttivi e negativi del vostro carattere. Questo potrà non farci piacere, ma se vogliamo veramente ritrovare noi stessi, se vogliamo raggiungere il nucleo del nostro essere, da cui deriva tutto quanto c’è di buono, è necessario. “Quanto tempo durerà questa fase?” domanderete. Il tempo dipende dallo stato della nostra mente, delle nostre emozioni e della nostra vita esteriore. Quando i nostri lati svantaggiosi interiori saranno superati, ciò si rifletterà sulla nostra vita esteriore: su questo non ci sono dubbi. Questo sentiero ci condurrà organicamente verso nuovi interessi e nuovi valori. Il suo scopo non è quello di curarci delle nostre malattie mentali o emotive, anche se questo avverrà, ed avverrà nella misura in cui lavoreremo su noi stessi; ma non dovremo cominciare a calcarlo per questo motivo.
Non entriamo su questo sentiero se ci aspettiamo che esso ci eviterà di sentire la nostra tristezza ed il nostro dolore, o che ci permetterà di sfuggire a quegli aspetti della nostra personalità che ci piacciono meno.
Il fatto che non ci piacciano potrebbe benissimo non essere “nevrotico”, ed essere del tutto giustificato; ciò che non è giustificato è il ritenerci ineluttabilmente cattivi per questo motivo. Perciò il lavoro del Laboratorio di ricerca interiore ci insegnerà ad affrontare qualunque cosa si celi in noi, perché solamente quando facciamo questo possiamo veramente amare noi stessi. Solo allora possiamo trovare la nostra essenza, il nostro Dio interiore.

Se vogliamo trovare la nostra essenza, ma rifiutiamo di affrontare ciò che c’è in noi, questo sentiero non è per voi.

Non si può negare che espandere la coscienza di una mente limitata sia un compito tremendamente difficile, e che questa è la situazione in cui si trovano tutti gli esseri umani quando cominciano ad avventurarsi nelle profondità del loro mondo interiore. La mente limitata deve trascendere se stessa, se vuole scoprire i suoi infiniti poteri e le sue infinite potenzialità. Perciò questo sentiero ci richiede costantemente di espandere i confini della nostra coscienza, prendendo in considerazione possibilità precedentemente ignorate, ed esplorando nuove alternative nel nostro modo di sentire, di pensare e di essere. Non commettiamo l’errore di aspettarci che esso sia facile. Ma è anche vero che le difficoltà non sono una realtà definitiva, un fatto immutabile. Esistono solo nella misura in cui la personalità insiste nell’evitare aspetti di se stessa. Inversamente, nella misura in cui esiste l’impegno a stare dalla parte della verità, ad affrontare ogni singola particella di se stessi, le difficoltà svaniscono. E ciò che prima veniva vissuto come una insormontabile difficoltà, diventa un’eccitante sfida, un viaggio ed un processo, che rendono la vita intensamente viva e completa, sicura e soddisfacente. In altre parole, le difficoltà dipendono interamente dalla falsa convinzione che la presenza in noi di un aspetto negativo, ci renda totalmente negativi. Una tale convinzione rende difficile, o perfino impossibile affrontare veramente se stessi. È dunque necessario rendere cosciente questo malinteso, che si nasconde dietro ogni forte resistenza e repulsione ad affrontare le aree oscure di se stessi.
Il Lavoro di Laboratorio di Ricerca Interiore domanda all’individuo ciò che è meno disposto a dare: gli chiede di essere onesto, di mostrarsi quale veramente è, di togliersi la maschera, di sentirsi nudo e vulnerabile. Non è una richiesta da poco, ma è la sola strada reale, la sola che può condurre alla realizzazione di se stessi ed alla pace.

Comprendere se stessi

Il percorso del Laboratorio di ricerca interiore è allo stesso tempo facilissimo e difficilissimo. Questo dipende interamente dal punto di vista che voi allievi decidete di adottare. La difficoltà può essere misurata in termini di onestà con voi stessi. Nella misura in cui siete disposti a stare dalla parte della verità, il viaggio non vi apparirà troppo difficile, né riterrete, come alcuni suoi critici sostengono, che esso “attribuisce troppa importanza ai lati negativi della vita e di se stessi”.
Comprendere se stessi significa rendersi esattamente consapevoli di tutto ciò che ci spinge ad agire, a parlare; rendersi consapevoli che, anche quando pensiamo, noi seguiamo canoni di pensiero, siamo influenzati e non pensiamo mai secondo ciò che sentiamo. La liberazione avviene non quando costringiamo il nostro essere a fare ciò che non sentiamo, ma quando agiamo senza sforzo, quando siamo veramente noi stessi.
Va ricordato che tutto quanto ci accade, avviene per la nostra comprensione.

Tramonto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conclusioni errate

È a livello inconscio che si formano durante l’infanzia, oserei dire ancora nel grembo materno, i primi malintesi, che sono dovuti al fatto che il bambino percepisce ed interpreta la realtà intorno a sé in modo incompleto e distorto. Questi malintesi infantili si trasformano in convinzioni erronee ben radicate, che potremmo chiamare “immagini”, in quanto sono simili ad impronte impresse nella sostanza dell’anima. Queste continuano ad esercitare la loro influenza sull’individuo per tutta la sua vita, fin quando non vengono rese coscienti e corrette. Oltre che da questi malintesi, un’immagine è costituita anche da emozioni distorte e da blocchi fisici. Quando un’idea è basata su delle percezioni sbagliate, non può che essere erronea; quindi le immagini sono delle conclusioni sbagliate sulla natura della realtà, così profondamente radicate nella psiche, da poter assumere il controllo dell’ individuo. Vi possono essere varie immagini, ma tutte fanno capo ad un’unica immagine fondamentale, che fornisce la chiave delle attitudini negative verso la vita. Un esempio semplificativo può essere quello dell’immagine che si forma quando una madre allatta il suo bambino solo quando sta buono, mentre lo ignora quando strilla e piange. In un caso del genere il bambino trae la conclusione che esprimere i suoi bisogni significa essere trascurato dalla madre, mentre non esprimerli significa esserne accudito. Egli si forma la seguente convinzione: “Perché i miei bisogni siano soddisfatti, non devo mostrare di averne!” Quest’attitudine può temporaneamente funzionare con la madre, ma si rivelerà certamente disastrosa nel prosieguo della sua vita, quando non sarà più adatta alle circostanze, e produrrà risultati opposti a quelli desiderati. Da adulto, nessuno conoscerà i suoi bisogni e nessuno li soddisferà. L’aspetto tragico di tutto questo è che, non essendo cosciente di questa immagine, egli tenderà a mostrare sempre meno i suoi bisogni, sperando che alla fine qualcuno lo ricompensi per questo. Così la sua insoddisfazione aumenta sempre più, perché egli non comprende che il vero motivo si trova dentro di lui, e consiste nel fatto che la sua immagine genera un comportamento incompatibile con il raggiungimento della soddisfazione.

L’unica via di uscita è quella di prendere coscienza di questa immagine e di dissolverla.

Quando il bambino cresce, acquisisce nuove conoscenze, che contraddicono le esperienze infantili, che avevano fondamentalmente un carattere emotivo. Egli decide, allora, di sospingere nell’inconscio i pensieri e le emozioni della prima infanzia, fin quando non scompaiono completamente. Ma quanto più le emozioni, i pensieri, i conflitti biologici generazionali sono nascosti, tanto più i loro effetti sono potenti.
Le immagini inconsce limitano lo sviluppo delle potenzialità dell’individuo. Un aspetto fondamentale di questo sentiero è, dunque, quello di prenderne coscienza e di disattivarle. Per appurare se profondamente dentro di noi albergano delle immagini, esiste un metodo infallibile.

Questo consiste nel porci le seguenti domande: quanto soddisfatti ci sentiamo di noi stessi? Quanto ricca, piena e significativa è la nostra vita? Quanto sicuri ci sentiamo con gli altri? Ci sentiamo a nostro agio quando siamo con loro? Quanta gioia siamo capaci di provare, di dare e di ricevere? Quanta ansia, risentimento e tensione esistono dentro di noi? Quanta solitudine e senso di isolamento? Abbiamo bisogno di essere iperattivi per alleviare la nostra ansia?

Piume

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vita come espressione del nostro centro

Sempre più la nostra vita sarà un’espressione del nostro centro e non della periferia, delle “relazioni superficiali”. La sostanza è dentro. Perché la vita di un essere umano sia sana e soddisfacente, in essa devono essere presenti, intimità, comunicazione, partecipazione, amore, piacere, capacità di dare e di ricevere, calore ed apertura. Ogni essere umano ha un naturale bisogno di essere riconosciuto per ciò che fa. Ma c’è un enorme differenza tra il volere questo riconoscimento nel modo giusto, ed il non poterne fare a meno, perché si dipende totalmente da esso. In questo caso l’io è disposto a sacrificare la sua integrità in modo tragico e ad un troppo alto prezzo; il vero sé viene tradito e ottenere il riconoscimento degli altri diventa impossibile.
Il Laboratorio di ricerca interiore è la ricerca di questo centro, di questa profonda realtà spirituale interiore, e non una mistica, illusoria fuga religiosa. Esattamente il contrario, questo sentiero è immensamente pragmatico, perché la vera vita spirituale non è mai in contraddizione con la vita pratica sulla terra. Ci deve essere armonia tra questi due aspetti. Rinunciare alla vita di tutti i giorni non è vera spiritualità.

I pensieri e le opinioni determinano le emozioni, queste, insieme ai pensieri, determinano le attitudini ed il comportamento, che a loro volta, creano le circostanze della vita.
Questa sequenza deve essere ripercorsa, capita e pienamente riconosciuta. Questo è un aspetto essenziale del percorso di ricerca interiore. La nostra paura delle emozioni negative è ingiustificata. Esse, in se stesse, non sono così terribili o insopportabili, ma le nostre convinzioni ed attitudini possono renderle tali. Coloro che seguono il cammino del Laboratorio di ricerca interiore verificano continuamente che sentire fino in fondo anche il più grande dei dolori è un’esperienza vivificante, che libera l’energia bloccata e la creatività paralizzata. È possibile sentire il piacere solo nella misura in cui si è capaci di sentire il dolore. Lo stesso vale per la paura. Sentire la paura non è un’esperienza necessariamente devastante. Tale esperienza può diventare un tunnel da attraversare, e alla fine del quale trovare i veri motivi che ne sono alla base. La paura è il rifiuto di provare altre emozioni. Quando il sentimento originario viene accettato e provato, il problema scompare. Così non è mai l’emozione in se stessa ad essere indesiderabile, è la nostra attitudine che la rende tale. La paura delle nostre emozioni fa sì che le si reprima, allontanandoci in tal modo, dalla vita. Il nostro centro spirituale non può evolversi, manifestarsi ed integrarsi con il nostro io, finché non impariamo ad abbracciare pienamente tutti i nostri sentimenti, finché non ci lasciamo trasportare da essi, e non impariamo ad assumercene la responsabilità. Se rendiamo gli altri responsabili delle nostre emozioni, siamo in trappola perché la nostra scelta si riduce a negarle o ad agirle distruttivamente contro di loro. Nessuna di queste due alternative è desiderabile o porta ad una qualche soluzione.

Aprirsi alla Vita

Una volta superato lo stato iniziale, in cui ancora dobbiamo combattere contro i malintesi, che creano alternative sempre inaccettabili, il percorso diventa davvero splendido. Allora cominciamo a prendere coscienza, forse per la prima volta nella nostra vita, delle nostre vere potenzialità, della nostra profonda essenza divina. Possiamo raggiungere il piacere e la sicurezza, possiamo finalmente scoprire chi veramente siamo, cosa vogliamo nel nostro profondo e questo ci permette di relazionarci con gli altri in modo nuovo, senza più averne paura, ma comprendendoli e sentendoci a loro vicini. La decisione iniziale di seguire questo cammino deve essere presa realisticamente se vogliamo che sia una decisione valida. Siamo veramente disposti a rinunciare alle nostre illusioni ed alle nostre aspettative su quello che gli altri dovrebbero fare per noi? Vogliamo veramente lasciar cadere le false paure su come dovremmo o non dovremmo essere, su ciò che dovremmo o non dovremmo sentire? Siamo veramente consapevoli delle resistenze che faccio al mio rinnovamento? Se ci impegniamo con noi stessi ad accettare completamente tutto ciò che siamo in questo momento, e continuate ad esplorare le profondità del nostro mondo interiore, scopriremo che questo è il viaggio più eccitante, significativo ed importante che possiamo fare. Non temete, riceverete tutto l’aiuto di cui avrete bisogno, perché questo è un viaggio che non si può fare da soli. Persone che hanno già percorso questa strada saranno sempre al vostro fianco in ogni momento di “crisi” o indecisione, angeli che con amorevole compassione abbracceranno tutto il vostro essere e cammineranno silenti accanto a voi. Quando il vostro centro spirituale comincerà a manifestarsi ed il vostro io cosciente ad integrarsi con esso, comincerete a “vivere attraverso di esso”, se così si può dire. La vostra vita diventerà spontanea; senza sforzo alcuno, sarete trasportati dalla sua corrente.
Obiettivo del percorso “svelante” è di aiutarci, attraverso i suoi vari approcci, ad eliminare gli ostacoli che ci impediscono di scoprire chi veramente siamo.

Donna